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Ciriani, forum all’Adnkronos: “Sindacati non scioperavano quando con Superbonus si ristrutturavano castelli”

Roma, 15 nov. - (Adnkronos) - "Sul superbonus, come ha già detto il ministro Giorgetti, se noi avessimo avuto 100 miliardi che abbiamo speso sulla misura questa manovra l’avremmo fatta molto più ricca e espansiva: e questo lo dico anche ai sindacati che ai tempi del superbonus non facevano sciopero generale, quando con i soldi degli operai e dei dipendenti pubblici ci si finanziava la ristrutturazione dei castelli, sei castelli in Italia". Così il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, intervenendo al Forum dell'Adnkronos, interpellato sulla misura per la quale, ha detto, "valgono le parole del ministro Giorgetti : è un provvedimento che in manovra ci costa 3-4 miliardi al mese, in qualche modo questa cosa deve finire". "Poi vedremo se in finanziaria ci sono spazi ma lì la parola spetta al ministro Giorgetti che giustamente deve vigilare con molta attenzione sulle casse della finanza pubblica" ha spiegato ancora Ciriani. Che spiega perché si tratta di una manovra a 'emendamenti zero': "Quando abbiamo deciso come governo non soltanto come maggioranza di non fare emendamenti era per indicare che è una manovra molto seria e prudente, frutto anche di uno scenario internazionale delicato e anche molto preoccupante, in evoluzione rispetto al precedente e mi riferisco non solo alla guerra in Ucraina ma anche al conflitto in Medio Oriente e che ha fatto sì che la manovra sia quindi prudente e molto responsabile". "Sapendo che non solo i cittadini italiani ma il mondo ci guarda, ci osserva, volevamo dare un segnale di determinazione sui contenuti della manovra evitando di fare una manovra elettorale o con contenuti che non avremmo potuto garantire: questo è il senso della decisione di emendamenti zero", ha aggiunto. Ma "questo non vuol dire che non possa essere corretta in alcune sue parti perché nessuna manovra al mondo è perfetta, qualche correttivo sarà inevitabile e forse anche necessario, in particolare sulle pensioni dei medici si riflette, è un fronte aperto", ha affermato ancora il ministro. Con i soldi a disposizione del superbonus "avremmo fatto una manovra più ricca, più espansiva invece ne abbiamo fatto una molto seria e responsabile dopodiché qualche correttivo lo possiamo fare in finanziaria nelle prossime settimane“ spiega Ciriani. Quanto alla sciopero del 17 novembre "è uno sciopero politico", ha affermato Ciriani . Sull'operato del vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Ciriani dice che "il ministro Salvini, confortato dal parere del Garante, ha chiesto semplicemente di rimodulare lo sciopero in modo tale di non danneggiare la vita e l'attività di milioni di persone che si devono spostare". "Io francamente non trovo un solo motivo per questo sciopero generale: la mia sensazione, che è quasi una certezza, è che la Cgil stia cercando un pretesto per scioperare ormai da mesi. Aveva annunciato lo sciopero prima della manovra finanziaria e l'avrebbe fatto anche se noi nella manovra avessimo scritto il contrario di quanto scritto adesso" sottolinea il ministro per il quale "che sia una sciopero politico preventivo è del tutto evidente". "E' evidente che la Cgil stia cercando di riempire uno spazio politico - afferma ancora Ciriani - e che Landini stia cercando di diventare il capo dell'opposizione, che la Cgil vuole dettare la linea politico-sindacale ed economica alle opposizioni: il problema è che ci sta anche riuscendo. E' questo il fatto grave: lo sciopero viene usato per affermare una leadership politico-sindacale di Landini sul resto delle opposizioni. Ma scioperare per cosa? Un governo che nella scorsa finanziaria ha messo 30 miliardi di euro sulle bollette per tutelare le famiglie povere e le fasce medio-basse e che ha usato tutto lo scostamento di bilancio ancora per le fasce medio-basse per il taglio del cuneo fiscale per la riduzione delle aliquote, per le mamme con tre figli. Davvero non si capisce la motivazione, tanto è vero che la Cisl non lo fa" afferma. "I sindacati possono fare tutti gli scioperi che vogliono, nessuno vuole conculcare il diritto di sciopero. Ma è evidente che questo sciopero è tutto politico: qui si gioca una battaglia politica all'interno della sinistra per decidere chi ha l'egemonia sul centrosinistra e sull'opposizione", ha detto ancora Ciriani. "Addirittura la Cgil si è schierata contro l'autonomia regionale, un tema con cui il sindacato c'entra relativamente a mio giudizio. E' chiaro dunque che il sindacato vuole marcare la scena. E questo è uno sciopero che non si comprende se non con il fatto che la Cgil vuole fare politica contro il governo di centro-destra", ha sottolineato. "Come governo e come maggioranza abbiamo proposto un testo che non è un testo chiuso. E' evidente che quando si tratta di modificare le regole del gioco e la Costituzione anche le virgole sono importanti", ha detto poi Ciriani, il quale, a proposito di possibili ritocchi alla cosiddetta norma 'anti-ribaltone' prevista dal disegno di legge sul premierato, ha ribadito che "si può ragionare su come renderla più semplice". L'esponente di Fratelli d'Italia ha sottolineato che quello proposto dall'esecutivo "non è il testo che avevamo in mente quando il centrodestra si è candidato: noi - ha spiegato Ciriani - avevamo in mente o il sistema semipresidenziale francese o il sistema presidenziale americano. Poi, nel confronto all'interno della maggioranza e con le opposizioni abbiamo ritenuto di fare dei passi in avanti verso le sensibilità che ci erano state rappresentate, cioè la tradizione parlamentare di questo paese, il ruolo del Presidente della Repubblica che è trasversalmente riconosciuto come un ruolo di garanzia super partes". Nelle intenzioni della maggioranza c'era originariamente l'idea del "simul stabunt simul cadent": ovvero, in caso di dimissioni del premier si sarebbe tornati voto. Questo principio ha lasciato spazio alla norma 'anti-ribaltone' la quale prevede che, in caso di caduta del presidente del Consiglio, prima di tornare alle urne si individui un altro premier ma restando nel perimetro della maggioranza, senza la possibilità di esecutivi tecnici. La norma contro i ribaltoni "rende omaggio alla tradizione parlamentare italiana" ma "rimane un'ipotesi limite", ha puntualizzato il ministro di Fdi: "Quello che cerca di fare la maggioranza è garantire la stabilità per cinque anni. Esista una possibilità residuale, teorica, di avere un secondo premier: però, anche con questa possibilità, è chiaro che non può esserci un ribaltone politico, un premier tecnico o un premier che guida il paese senza avere il consenso dei cittadini". Come maggioranza "avremmo fatto una scelta più radicale e più netta, però il fatto di aver scritto così la norma è anche un modo per dire alle forze politiche: vi abbiamo ascoltato su alcune cose, il testo non è blindato. Dopodiché, registriamo una scarsa disponibilità a ragionare nel merito", ha osservato Ciriani. I controlli alla frontiera con la Slovenia e la sospensione di Schengen dureranno "quanto necessario. Questa è una scelta che noi abbiamo voluto, e che io ho profondamente caldeggiato da friulano e da ex consigliere regionale, perché conosco bene la questione del confine orientale, di cui purtroppo si è parlato meno rispetto ad altre questioni. Lì c'è un problema di immigrazione clandestina molto serio e preoccupante che arriva dai Balcani, e c'è anche il rischio che si infiltrino terroristi e cellule dormienti", ha sottolineato ancora il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. La sospensione di Schengen "è stata immediata e può arrivare fino a sei mesi, ma già i primi frutti si vedono. Come ha detto il ministro Piantedosi sono state già fermate un sacco di persone che non avevano diritto ad entrare. Per troppo tempo il problema della rotta balcanica è stato ignorato dalla politica nazionale, che lo ha sempre considerato un fenomeno quasi irrilevante", ha osservato l'esponente di Fdi. Nessun pericolo che asset strategici del Paese possano cadere in mani straniere, ha poi assicurato Ciriani sottolineando che "noi siamo al governo anche per garantire la sovranità italiana in ogni settore, la sovranità tecnologica, energetica, alimentare. Le privatizzazioni, se servono, si faranno. Però, che il governo abbia a cuore gli asset strategici del Paese mi pare evidente. Anzi, è un punto qualificante del nostro programma di governo". "Non siamo qui per svendere pezzi dell'Italia a interessi stranieri, siamo qui per fare l'opposto, per far sì che i settori strategici del Paese siano garantiti. Peraltro, c'è la legge sul Made in Italy che adesso è alla Camera che prevede un fondo strutturale per favorire gli investimenti stranieri e garantire la continuità della proprietà italiana di alcuni comparti fondamentali per la sovranità del Paese. C'è pure il Golden power su questo...". "Non siamo qui per svendere pezzi dell'Italia a interessi stranieri, siamo qui per fare l'opposto, per far sì che i settori strategici del Paese siano garantiti. Peraltro, c'è la legge sul Made in Italy che adesso è alla Camera che prevede un fondo strutturale per favorire gli investimenti stranieri e garantire la continuità della proprietà italiana di alcuni comparti fondamentali per la sovranità del Paese. C'è pure il Golden power su questo...", ha aggiunto. Quanto all'operazione Tim-Kkr, il ministro Ciriani ha sottolineato che "tutto è stato fatto per garantire che in un settore così importante gli interessi del Paese siano in primo piano. Questo settore, come altri, tecnologici, dell'informazione, sono asset importanti del Paese". Il ricorso eccessivo alla decretazione d'urgenza "è un problema con cui il Parlamento si confronta da almeno vent'anni" e risiede nel fatto "che il governo è l'interprete principale dell'attività legislativa. In questo noi non siamo diversi e neanche migliori" rispetto ai governi precedenti, ha detto ancora il ministro per i Rapporti con il Parlamento. L'esponente di Fratelli d'Italia ha ribadito l'impegno del governo per limitare l'uso dei dl: "Stiamo cercando di ridurre il numero dei decreti e di migliorarne la qualità, rendendoli un po' più uniformi rispetto al passato". E alle opposizioni (che lo avevano criticato per aver parlato di "bizantinismi" a proposito dei regolamenti parlamentari) ha risposto: "La fiducia la poniamo molto più spesso alla Camera che al Senato" perché a Palazzo Madama "i regolamenti consentono al sistema istituzionale di funzionare in maniera un po' più ordinata, garantendo i diritti dell'opposizione e di chi governa. Lo dico da parlamentare, ci sono alcune cose che più che bizantinismi sono incomprensibili, per esempio: quando si pone la fiducia in Senato poi si vota, mentre alla Camera per 24 ore l'attività è ferma. Una cosa che non ha nessun senso". "Il mio", ha precisato Ciriani, "non è un attacco alla Camera o al funzionamento del Parlamento. Non è che il Parlamento deve decidere con un tweet, ma c'è il problema di renderlo un pochino più veloce. Il Senato funziona molto meglio perché si è autoregolamentato, la Camera doveva fare altrettanto. Tra le riforme che dobbiamo fare secondo me c'è anche la riforma dei regolamenti parlamentari, in particolare quello della Camera", ha osservato il ministro di Fdi. "Egoisticamente sarei contento se Giorgia Meloni potesse guidare le liste di Fratelli d'Italia alle europee, ma non voglio tirarla per la giacca perché ha già mille cose da fare. Certo, mi piacerebbe, ma la sua agenda e la sua vita non hanno pause già adesso. Chiederle anche questo significherebbe chiederle un impegno molto gravoso", ha infine sottolineato Ciriani rispondendo a una domanda su una eventuale candidatura di Giorgia Meloni alle europee del 2024.

Il ministro Luca Ciriani all'Adnkronos - Foto


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