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Scioperi: Tronchetti Provera, 'ci sono ragioni, ma bisogna tenere presente che coperta è corta'

Milano, 17 nov.(Adnkronos) - "Ci sono delle ragioni, ma va tenuto presente che la coperta è corta". Così Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo di Pirelli, commenta lo sciopero proclamato per oggi da Cgil e Uil contro la manovra economica del governo. In una intervista a La Stampa, il manager invoca "più investimenti, sì al salario minimo e al taglio strutturale del cuneo fiscale", esortando inoltre ad andare "avanti con un nuovo Patto di Stabilità". Quanto a privatizzazioni e riforme costituzionali, "è giusto ragionare, a patto che -sottolinea- si tuteli la figura del capo dello Stato". Commentando la giornata di agitazione, Tronchetti Provera osserva che "c'è un'anomalia. Si è creato un garante e tutti erano d'accordo. La sua neutralità va garantita e la sua azione va rispettata. Quello che dice il garante ha un senso, come ce l'ha quello che dice Landini. Alla fine, tutto diventa motivo di conflitto politico, manca la condivisione di che paese vogliamo e non si costruisce mai". Anche perché "se abbiamo istituzioni di garanzia, dobbiamo utilizzarle e rispettarle; se non funzionano, dobbiamo riformarle". A parlare, quindi, doveva essere solo il garante, perché "altrimenti diventa campagna elettorale". E dunque "è giusto avere un garante, e che il garante faccia il garante. E la politica dovrebbe solo riferirsi alle sue decisioni". Quanto al clima che accompagna il ritorno alle piazze, il manager afferma: "Ci sono delle ragioni, ma il dibattito andrebbe fatto tenendo conto della realtà. E cioè, che la coperta è corta". Sulle misure da adottare per sostenere l'economia e il lavoro, Tronchetti Provera si dice favorevole al salario minimo: "Non c'è una ragione obiettiva per essere contro -dice- nessuna persona deve essere sfruttata. In certi settori, e in certi mestieri, il salario minimo rappresenta una tutela, anche se c'è chi può considerarlo una limitazione del suo potere negoziale". Del resto in Pirelli nessuno è pagato meno di nove euro: "I salari minimi da noi sono decisamente più alti". In ogni caso, ragiona, "il tessuto sociale italiano tiene, tengono i suoi comuni e le sue imprese. La gente è riuscita a reagire dopo la pandemia, dimostrando di avere una sua struttura diversa da quella francese o tedesca. Siamo fatti di piccole aziende e individui che, comunque, hanno uno loro energia e una propria capacità di sviluppo e di crescita". Quindi allarga l'orizzonte: "Senza crescita e aumento della produttività, anche l'Europa è perdente". E sulla recessione in Italia, dice: "E' un miracolo che non si sia manifestata già in modo significativo". Tutto questo, avverte il manager, "dovrebbe far riflettere, l'Italia e tutta l'Europa, sulla necessità di cambiare velocità, sull'integrazione tra Paesi membri e sull'affidare più ampi poteri alle sue istituzioni. Con le regole attuali, le strategie sono affidate al Consiglio europeo, che non decide perché è frenato dalle esigenze politiche di breve periodo dei diversi Paesi. Fanno politica locale e ognuno è l'alibi dell'altro. In Europa il potere decisionale è frammentato e abbiamo solo un mercato e una moneta comuni. A differenza di Cina e Stati Uniti, non abbiamo le necessarie materie prime, né un esercito o una politica estera comune. E senza una maggiore integrazione non possiamo essere competitivi". Ciò che servirebbe, rimarca, sono "investimenti e quanto possibile per realizzarli nei tempi previsti. Questo, facendo leva sulle risorse a nostra disposizione, sul Pnrr e sui fondi strutturali europei attraverso la programmazione della Finanziaria. E anche supportando lo sviluppo con iniziative come Industria 4.0 o provvedimenti come l'Ace". La manovra di Giorgia Meloni "è difensiva in una stagione in cui la coperta è corta. Molto dipende dai cambiamenti europei. Se si torna all'antico, al vecchio Patto di stabilità, l'Italia si troverà in una posizione complessa. Un nuovo Patto ha per noi un'importanza vitale. Dovrebbe favorire gli investimenti produttivi e non basarsi solo su una visione di breve termine e di rispetto di parametri che solo alcuni possono rispettare". Anche sulle privatizzazioni, avverte, "è comprensibile che ci sia un ragionamento. Nel momento in cui, in applicazione dei regolamenti europei, esiste il Golden Power e quindi si possono proteggere gli asset strategici, è possibile avviare dei percorsi di privatizzazione". Mentre per le riforme costituzionali, "è il genere di cose per cui 'non è mai il tempo giusto'. A questo proposito, a detta di molti esperti, la riforma presentata dal governo presenta delle evidenti carenze: "Che ci sia un'anomalia di sistema per cui i governi cadono con una continuità quasi inquietante ogni anno è un dato di fatto -dice il manager-. A buon senso, vanno fatte delle riforme. Se fosse possibile, sarebbe bene che maggioranza e opposizione convenissero per sistema le regole del gioco in modo tale da garantire una piena stabilità al Paese. Ma capisco di entrare nell'area dei sogni". Del resto, conclude, "è illogico prevedere che il presidente del Consiglio eletto possa essere sostituito da un parlamentare della maggioranza, affidando di fatto a quest'ultimo il potere di sciogliere le Camere. E poi va tutelato il presidente della Repubblica perché in Italia, nei momenti difficili, ha un ruolo di garante super partes nella gestione dei conflitti politici. È una figura preziosissima".

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